Qui abbiamo messo radici

vigne lucchetti-027 Morro d’Alba. Entroterra della provincia di Ancona. Dieci chilometri dal mare Adriatico. Il clima può essere severo, l’umidità accentua i fenomeni: molto caldo d’estate, nevicate abbondanti in inverno. Ma il territorio è baciato dal disegno irripetibile delle colline, che scendono al mare. E la campagna è fertile, generosa, plasmabile come l’argilla di cui è fatta. Qui prospera il vitigno autoctono Lacrima di Morro d’Alba. E qui la famiglia Lucchetti ha messo radici.

Generazioni

Immagine “La roccia sulla quale ho costruito la mia esistenza di contadino è questa famiglia che mi circonda. E’ stato mio babbo Armando ad insegnarmi che, senza una famiglia, per un uomo di campagna è difficile arrivare a grandi risultati. Fu proprio dalle radici di mio padre che io costruii le mie, piantate su una solida roccia. Ed è proprio questo che ho insegnato ai miei figli e che loro insegneranno ai nipoti.” Mario Lucchetti

LA STORIA

Babbo Armando era un mezzadro e soprattutto un esperto innestatore. Gli aveva insegnato questo mestiere un vecchio qui del paese, proseguendo la tradizione che si tramandava da generazioni e generazioni. Allora era davvero un’arte, si innestavano alberi da frutto, gelsi e in marzo e aprile si innestavano anche le viti e tutti lo chiamavano quando avevano necessità. C’era da imparare da babbo…Il 90% delle viti di Lacrima piantate sono state innestate da lui. Era molto abile e preciso e questa passione dai campi la portava anche in cantina. ”Il mio mondo è tutto qui” diceva “intorno a questa famiglia, questa terra e fra gli odori di questa cantina”.

L’AMORE

Babbo era un uomo molto dedito al suo lavoro, dapprima di mezzadro, poi esperto innestatore e coltivatore delle proprie terre. Fu il primo, lui, a credere in questo vitigno autoctono, selezionando e poi innestando con parsimonia e dedizione per ottenere la migliore qualità. Caparbio ed onesto nella sua passione, sempre attento e scrupoloso nelle sue viti. E’ con questo spirito che ho cercato di far crescere i miei figli e mi auguro che anche loro siano in grado di trasmettere ai loro figli l’amore per questo mestiere di vignaiolo. Un amore che io sono riuscito a trasmettere a Paolo, il più piccolo dei miei figli, stimolandolo ogni giorno, ora facendogli guidare il trattore, quando era un bambino, ora portandolo con me nella vigna per fargli comprendere il prima possibile le mille sfumature che regolano questo meraviglioso habitat.

LA TERRA

Del resto anche mio babbo aveva fatto così con me, anche se, quando io ero un ragazzino, di vigne intorno alla casa ne avevamo davvero poche. Anche negli anni ’50 quando non c’erano i vigneti, ma soltanto dei “filoni”, filari di viti che correvano da un pioppo all’altro a inframmezzare i campi di grano e granoturco, lui un po’ di Lacrima la innestava sempre e poi una botticella piccola se la faceva. La imbottigliava da solo e poi quando si facevano le cene la tirava fuori e diceva sempre che ne valeva la pena perché con un’uva così profumata il vino veniva veramente buono. Questa passione per il vino Lacrima con gli anni si è consolidata, anche attraverso le vendemmie, che sono momenti meravigliosi durante i quali la famiglia si riunisce e vive intensamente la campagna, le vigne, la terra.

 

Lacrima di Morro d’Alba

vigne lucchetti--53 Nel 1167, durante l’assedio di Ancona, quando dimorava nel castello di Morro d’Alba, Federico Barbarossa bevve vino prodotto da uva Lacrima. Il lacrima di Morro d’Alba è un vitigno autoctono marchigiano antichissimo. Viene coltivato esclusivamente in alcuni comuni delle colline di Ancona, nella zona di Morro d’Alba. Predilige i terreni collinari argillosi e sabbiosi, ricchi di minerali, molto permeabili e profondi. Necessita di buona insolazione e buona ventilazione. Ha bacca rossa ed elevate vigoria, con produttività buona e costante. L’acino, quando è maturo, trasuda goccioline di succo che sembrano lacrime. Da qui il nome.

Verdicchio dei castelli di Jesi

IMG_3401 Il nome “Verdicchio” deriva dal particolare colore dell’acino, che conserva una bella tonalità di verde anche a maturazione avvenuta. Si tratta di un vitigno a bacca bianca autoctono delle Marche con particolare concentrazione nella zona dei Castelli di Jesi. In questo territorio il vitigno trova la massima espressione qualitativa, tanto da essere utilizzato per la produzione sia di vini freschi e di pronta beva, sia vini molto strutturati e capaci di notevole longevità.